21 gennaio 2011
Cambio di continente
Affezionatissimi, vi scrivo per avvisarvi che le mie avventure in giro per il mondo continuano in un nuovo blog!
Dalle Foreste Messicane
3 ottobre 2010
Congedo
L'insegnante era un inglese molto simpatico che aiutava a ricordare, verbi, espressioni e parole focalizzandole in storie, la maggioranza di esse molto interessanti.
Un lavoretto pulito
In libreria, visitando il reparto manualistica, avrete senz'altro notato quei libri dal titolo risolutivo: “Come diventare ricco sfondato”. Se sai come diventare ricco sfondato diventi ricco e sfondato; di certo non ti metti a scrivere un libro sul come diventarlo.Per questo genere di cose non ci sono regole fisse.
Uguale qui. Non esiste il manuale “Come realizzarsi in Norvegia”.
Ognuno di noi ha la sua storia personale, i suoi sogni e le sue aspettative e le capacità o meno di realizzarsi.
In Italia, come sappiamo, ci sono bravi giovani che non trovano l'opportunità per esprimersi professionalmente e ciò a causa di un ambiente che non li valorizza e sognano un'alternativa.
Loro sappiano che un cambio di indirizzo non è in sé risolutivo.
Tutti gli altri, se lo credono possono tentare.
Per gli studenti c'è l'opportunità dell'Erasmus dal quale si possono cogliere preziose informazioni sulle reali possibilità professionali e soprattutto potranno studiare il norvegese.
Per gli altri il gioco si fa un po' più azzardato e costoso. Si tratta di investire qualche migliaia di euro per un periodo definito di permanenza nel quale proporsi alle offerte pubblicate negli uffici di collocamento.
L'esito dell'avventura dipende dai soliti fattori: capacità, carattere, spirito di adattamento e culo.
Insomma, come sempre, ognuno è protagonista e padrone del suo destino. Scusate se non posso aiutarvi di più.
2 ottobre 2010
Italia, ma mi vuoi bene? (Post triste)
22 settembre 2010
Ieri, oggi e l'Ipod
Non parliamo poi delle montagne e dei ruscelli circostanti. Loro mi direbbero, sei stato via otto anni? Non ci abbiamo fatto caso, percepiamo la vita degli uomini come tu i lampi durante un temporale.
Se leggete un vecchio libro del secolo scorso vi troverete senz'altro tutti i tormenti dell'animo umano però nessuno si lamenta che manca la corrente elettrica o che la maniera di comunicare per lettera non è abbastanza efficace. Troverete il personaggio del nonnino di turno che dirà: "I treni e il telegrafo! Invenzioni del demonio! Si stava meglio prima!"
20 settembre 2010
Oceano
12 settembre 2010
Ehi! quell'uomo!
Anche la prossima settimana pianterò alberi, speriamo faccia bel tempo.
7 settembre 2010
Segnali di Fumo
Visualizzazione ingrandita della mappa
29 agosto 2010
Non mi manca niente
L'abete, apprezzatissimo per la qualità del legname, non è un albero autoctono; viene piantato artificialmente nei terreni più freschi e fertili. Un terreno fresco e fertile lo si riconosce dalla lussureggiante vegetazione erbacea in cui predominano le felci che ti possono arrivare fino alla coscia.
Immaginate cosa vuol dire lavorare in un ambiente così.
Oltre a ciò mi è stato chiesto di tagliare cespugli e alberi cresciuti nella sede di una vecchia strada forestale: erano così fitti che la strada di fatto era impraticabile.
Fra i due incarichi, detti la precedenza alla strada che si inerpicava sul versante della montagna.
Lavorai duro per giorni interi.
Quando facevo una pausa per andare a recuperare la tanica della benzina mi sorprendevo di quanta strada avessi fatto. Inesorabilmente, metro dopo metro, avanzavo. Percepivo un forte simbolismo in questa attività.
Dopo un paio di giorni provai a percorrere il nuovo tratto di strada con il mio Quad o, come dicono gli angofoni, ATV (All terrain veicle).
Fu un grave errore, il veicolo “per tutti i terreni” in realtà è un veicolo per quasi tutti i terreni. Se percorrete una strada in salita invasa da rami e polloni tagliati rischiate di ribaltarvi.
Quando vidi che la ruota sinistra non aderiva più alla strada e io ero fortemente sbilanciato sulla sella cominciai a sudare dalla tensione. Facendo marcia indietro e pregando di non far cazzate, riuscii a recuperare il mezzo e fare dietro front.
Se mi succedeva qualcosa ero a venti minuti di distanza dalla prima casa. Non vedendomi arrivare Marcus and family avrebbero dato l'allarme solo dopo le sette di sera. E io avrei atteso ferito o con qualche osso fratturato magari con il quad rovesciato addosso.
Strizzai la maglietta fradicia e sgomberai la strada da tutti i rami. Fu un lavoro di ore. Fatto ciò, non contento, tagliai raso tutti gli spuntoni che ancora spuntavano insidiosi.
Ora ero proprio curioso di scoprire dove conducesse la strada. Avevo faticato per centinaia di metri. Le strade forestali in realtà non vengono costruite allo scopo di collegare due località bensì quella di fornire un accesso al bosco ai mezzi meccanizzati per le operazioni di utilizzazioni e per l'antincendio boschivo.
Mi ci volle un altro giorno di lavoro per finire. La strada arrivava ad una radura circolare piuttosto insignificante. Le solite betulle, le solite piantine di mirtillo, qualche pietra affiorante coperta di licheni e un vecchio tronco schiantato.
Pensai, beh che cosa ti aspettavi, di arrivare ad una miniera, ad una casa abbandonata, ad un villaggio sperduto fra i boschi? No, una semplice radura.
Sorrisi della mia ingenuità e sedetti sul tronco a riposare.
Fu allora che aprii gli occhi e mi resi conto che da lì si la vista spaziava sul magnifico panorama della vallata. Vedevo le montagne circostanti, il profilo di ogni monte, i graffi rocciosi scavati dai ruscelli, le distese dei boschi, il verde grigio dei pini e quello più scuro degli abeti. Vedevo il fiume Malselva scorrere placido come un serpentello silenzioso, vedevo le anse sabbiose, l'acqua trasparente e fredda e poi, sparse, le casette di legno degli abitanti.
Mi colse un senso quasi di euforia.
Pensai, dannazione non mi manca niente. Ed era vero. Ero in perfetta salute, avevo un lavoro, vestiti, cibo nessuno mi perseguitava, sedevo su un tronco per una pausa che io avevo deciso e mi godevo un panorama magnifico, e cosa ancora più sorprendente, ero l'unico uomo al mondo che in quel momento godeva di una simile vista da lì.
Pensai, guarda quanta bellezza.
Chissà perché, come molti, solitamente me ne vado in giro appesantito da un fardello di frustrazioni, indaffarato nel compito sciocco e inutile di accontentare le aspettative della gente.
Vi deludo volentieri, ragazzi, lasciatemi fra le montagne e arrangiatevi.
22 agosto 2010
Notizie della settimana e una lettera del sindaco di Verona
Dunque? Faccio respiri profondi di aria pulita norvegese. Non lo so, ma può darsi che in futuro ne avrò nostalgia.
15 agosto 2010
Tassista abusivo
Il che avviene spesso.
Chiaro non mi salgono in macchina marci e unti, non devo accostare per farli vomitare, però senz'altro si sono bevuti i loro dieci o quindici bicchieri di vino celebrati in festosi brindisi.
Qui la politi (polizia) è severissima in fatto di guida in stato di ubriachezza. Nessuno prova a tornare a casa guidando dopo aver bevuto. Le conseguenze sarebbero troppo orribili per rischiarla.
Marcus, come vi ho già detto, ama il vino italiano specie il doc di Verona. La maggioranza dei norvegesi però opta per il vino in cartone spagnolo, greco o francese che ha il sapore di un ruvido, però ben ruvido, merlot da cucina.
Tutto è cominciato due settimane fa con una timida richiesta da parte di Marcus che doveva andare al compleanno di un suo vecchio amico, poi visto il successo dell'iniziativa, almeno un paio di volte alla settimana divento tassista.
L'aspetto positivo della faccenda sono le mance. Ieri mi sono beccato 100 corone (12 euro) per un tragitto di quattro chilometri.
L'aspetto negativo invece è che per quanto detto sopra io non posso bere niente. Una delle piaghe nazionali qui è l'alcolismo però io qui sono praticamente astemio.
Marcus un paio di volte mi ha offerto una birra verso le sei dopo il lavoro. Però occhio a come Marcus si beve la birra delle sei.
A Verona, sedevo al tavolino del bar con i colleghi, ci si rilassava e, chiacchierando del più e del meno, ci si scolava amichevolmente il boccale.
Qui Marcus sottrae furtivamente la bottiglia da 33 dal frigo, si guarda intorno per vedere che non ci siano bambini nei paraggi, butta giù qualche sorso e poi nasconde la bottiglia nella dispensa. Dopo qualche minuto beve ancora e alla fine butta via il vuoto.
E' troppo squallido bere così, perciò rinuncio.
Una notte sono dovuto andare a prendere Marcus ad una festa all'aperto alla quale partecipavano una cinquantina di persone.
La location era presso la riva del fiume Malselv, in un'ansa ampia e sabbiosa.
Avevano montato un tendone, allestito le tavolate, disposto letti braci sulle quali arrostivano salsicce e salmone. Sui tavoli si contavano centinaia di cartoni de vinassa, e lattine di birra Mack.
C'erano anche due campi da pallavolo per il torneo. (Questo credo si sia disputato prima di cominciare a bere).
Ricordate, i nordici prima del ristoro gradiscono praticare un'attività fisica. Se ricevete ospiti norvegesi prima del ristorante o della bevuta proponete loro una passeggiata, un giro in bici, una discesa con gli sci. Apprezzeranno!
Quella volta arrivai a festa inoltrata. Il clima era molto piacevole. In questa specie di eterno tramonto, sullo sfondo delle acque chiare del fiume, i bambini correvano e giocavano, gli adolescenti scaricavano files con i cellulari o confrontavano il contenuto dei rispettivi I-Pod. Gli adulti sedevano ubriachi fra nugoli di zanzare parlando principalmente di pesca. L'odore era quello della carne, del pesce, del vino e del repellente per zanzare.
Mi venne incontro la moglie del figlio di Marcus in braghette corte e infradito chiedendomi perché non fossi venuto prima. Le spiegai quella formalità che si chiama “invito” tramite la quale gli invitati appunto sono informati per tempo dell'evento e possono dichiararsi benvenuti.
Che peccato, che peccato disse e poi fu inghiottita nella folla. Incontrai Karl l'istruttore forestale. Era mas allà del bien y del mal. Si aggrappò al mio braccio con una presa dannatamente troppo gay per i miei gusti. Pescava parole in inglese dalla sua mente ormai resa melmosa dall'alcol. Mi chiese se gradivo un caffè e io accettai. Giurerei che allontanandosi mi abbia addirittura palpato il culo.
Andò a prendere una tazza di caffè e poi si fermò a parlare con con qualcuno. Mezzora dopo credo si sia chiesto che cosa ci faceva con una tazza di caffè in mano e gettò il contenuto nel fuoco.
Lavorai molto quella notte guidando un pulmino (senza avere la patente adatta) per riportare a casa le famigliole. Bella serata.
11 agosto 2010
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1 agosto 2010
Due mesi di solitudine
Adesso in bosco mentre lavoro chiacchiero con me stesso, canto, imparo le lingue e seguo l'attualità.
Tusen Takk!
13 luglio 2010
Punto della Situazione
Ho soltanto cambiato casa.
Sembra incredibile ma nella valle di Målselv è difficile trovare appartamenti vuoti. Provammo prima con il genero del mio capo che aveva una casa nel centro di Rund Haug che in dicembre sarebbe stata trasformata in uno studio medico nel quale si sarebbe installata la moglie.
L'unica pecca è fuori dalla zona wireless e quindi non posso connettermi ad internet.
2 luglio 2010
A te piaceva Ingrid III
Mentre lei trafficava in the basement io mi tormentavo in camera camminando avanti e indietro.
Sapevo che non l'avrei più rivista. Quando la sentii uscire, preso dall'ansia, afferrai la macchinetta usa e getta di cartone. Mi precipitai fuori e le chiesi il permesso di scattarle una foto.
Lei mi guardò meravigliata come se le avessi chiesto di tirarmi su la zip dei pantaloni però acconsentì. Suo fratello, alla finestra, stava assistendo alla scena e rideva.
Vorrei proprio mostrarvi quella foto, ragazzi. Negli anni a seguire mi capitò spesso fra le mani.
Lei a figura intera, espressione sorridente, senz'altro pensava “Ma ne hai altre?” indossa un paio di ciabatte di plastica nere, il pantalone di una vecchia tuta sportiva, una canottiera colorata. A lato due sacchetti di plastica del supermercato pieni.
Ecco come ho immortalato il mio fiore norvegese.
Il Dario trentenne sfotte spesso quello ventiduenne. Gli dice: “Se non puoi scopartela, falle almeno la foto, eh!”
Da allora non l'ho più rivista né ho cercato di mettermi in contatto con lei.
Dopo otto anni sono di nuovo in Norvegia. Adesso lavoro nei boschi vicino a casa sua, dove probabilmente da bambina lei andava a raccogliere i mirtilli o a giocare.
Una sera il mio capo mi dice, a te piaceva Ingrid. E io rispondo, mi ricordo, mi ricordo bene di lei. E non dico altro. E lui mi racconta cosa ne è stato di Ingrid.
Si è laureata in Australia, poi è tornata in Norvegia, ha avuto un ragazzo per alcuni anni però non ha funzionato così è tornata a Melbourne per fare anche un Master.
Ora è lì. Un posto più lontano di Melbourne credo sia la luna.
Se scrivo il suo nome su facebook appare una sua foto. Anche questa in bianco nero. Lei di spalle, schiena nuda, ha una tavola da surf sottobraccio. In testa un berretto viola, unica nota di colore nella foto.
Facebook mi fa presente che Ingrid non condivide tutte le sue informazioni personali con tutti, che scoperta! Se voglio posso chiederle l'amicizia o mandarle un messaggio.
Non farò niente di tutto questo. Mi limiterò a fare un bel lavoro al suo bosco.
Quando tornerà fra qualche mese o fra qualche anno sarà il mio lavoro ad aspettarla. Un bosco perfettamente diradato, pini che crescono dritti, incremento legnoso massimo, pochi cespugli così si può passeggiare all'interno per raccogliere i mirtilli. Io sarò il mio lavoro.
E se guardando il suo bel bosco curato con amore e con perseveranza cercherà l'uomo allora proverà amarezza perché, Ingrid, tu mi cercherai ma io non sarò più.
1 luglio 2010
A te piaceva Ingrid II
Eh sì, piccola città di provincia tana di bigotti e ignoranti! E' la mia città per bacco! E non ti colpisce?
Raccontava il tutto in un inglese meraviglioso, decisamente meglio del mio, maccheronico e con abbondante grana padano.
Fra qualche settimana sarebbe andata a Londra a fare un po' di shopping.
Shopping a Londra? Ossia prendere un areo per andarsi a comprare dei vestiti? Pensavo lo facessero solo le star di Hollywood. Andiamo avanti, e gli studi?
Certo gli studi. In settembre sarebbe partita per L'Australia, Melbourne, per laurearsi in tecniche della multimedia. Il suo programma risultava cento volte più prestigioso rispetto alle mie modeste intenzioni alla facoltà patavina. All'epoca mi sarei cagato sotto al pensiero di andare a studiare in un altro stato. Vivevo abbastanza umiliazioni in nella mia lingua immaginati in inglese.
Rimasi a bocca aperta.
In questo piccolo paesino sperduto sopra il circolo polare mi ritrovavo in compagnia di una ragazza bella, intraprendente, ricca e matura. Cosa potevo raccontarle? Niente e lei mi tolse d'impaccio perché non mi fece nessuna domanda.
Dopo aver scritto a casa che tutto andava alla grande mesto mesto pensavo: e io cosa sono? Uno sputacchio di mediocrità made in Italy. Non avevo nemmeno scritto io all'amica norvegese di mia madre per mettermi d'accordo sui dettagli di questa esperienza. Un bimbo, praticamente.
Qualche giorno dopo il padre di Ingrid, il mio vicino di casa, mi propose di salire in macchina con lei che andavano al negozio di alimentari così avrei capito dov'era.
Guidava lei. Ossia tutto questo che vi ho scritto più il fatto che guidava lei. Il mio atteggiamento era leggermente umile. Caricai le borse della spesa in bagagliaio e nella strada del ritorno dissi:
“Senti Ingrid, ogni tanto potremo farci qualche altro giro insieme così mi fai conoscere i dintorni”. Era una proposta gentile, senza allusioni (e come potevo farne?). La risposta fu:
“Perché non ci vai con mio padre? Lui sa un sacco di cose”.
Si certo, poteva anche andarmi peggio, penserete voi. Poteva darmi uno schiaffo e obbligarmi a scendere in mezzo al niente magari dandomi dello stronzo. Però anche così, credetemi, brucia.
Nei successivi tre mesi ci scambiammo credo cinquanta parole incluse congiunzioni e avverbi.
Per inciso, non era incazzata con me. Con senno di poi l'atteggiamento era dovuto alla normale cultura nordica e al disinteresse per me.
A me invece piaceva. La sorella soffriva di un disturbo psicologico che le impediva di avere relazioni con gli altri e quindi era perdonata.
Insomma, per quello che ne sapevo Ingrid era l'unica ragazza in un raggio di decine di chilometri quadrati. Quando andavo a far visita ai vicini per mandare le mie mail, Ingrid non interrompeva le sue faccende per offrirmi che so un te, un caffé o chiedermi: “How was your week?” Io la salutavo con un cenno e un sorriso.
A casa trovai una cornice con una foto sua in bianco e nero che la ritraeva sorridente. Misi la foto sul comodino. Poi un giorno feci una foto della foto con una macchinetta usa e getta. Le fotocamere digitali agli inizi del decennio erano pressapoco come i cellulari degli anni '80. Nel 2000 negli Stati Uniti mi era capitato di usarne una. Bisognava inserire un floppy disk. Dopo tre foto il floppy andava sostituito perché era pieno. Immaginate un po'.
La foto della foto di lei. Riuscite ad immaginate un momento più basso della vita di un uomo?
Ebbene ci fu. (Continua)
30 giugno 2010
A te piaceva Ingrid
Prendete il cinema. Prendete la letteratura. Prendete la musica.
Le storie happy end invece vanno bene in tv in prima serata per le famiglie, vanno bene per i popcorn e la Coca Cola, il giorno dopo si sono già dimenticate. Che qualcuno mi racconti ora la trama di “Herby il Maggiolino matto”.
Io andavo davvero forte in questa pratica negli anni novanta.
Alloggiavo presso la casa di una signora (amica di mia madre) che viveva ad Oslo. Vicino a lei vive suo fratello con la moglie e cinque figli. All'epoca del mio arrivo papà, mamma e figli maschi erano in vacanza in Portogallo.
Così un sabato, con la scusa di mandare una mail, ho cominciato quella che apparentemente sarebbe dovuta essere un'innocente conversazione per impressionarla. (Continua)
20 giugno 2010
Volver
Non è proprio eccitante perché quando mi sveglio sento addosso un senso di stress e di frustrazione. E' un genere di sogno che ti rovina la domenica, non è per niente raccomandabile in un giorno feriale quando la notte serve a ricaricarti le pile.
Il sogno è questo. Per non si sa per quale ragione devo tornare all'università per un altro anno. Mi ritrovo così seduto in un banco di legno di un'aula a gradoni circondato dai vecchi compagni (che sono tutti stimati professionisti) ad ascoltare la lezione di un professore. L'atmosfera nel sogno è distesa, rilassata, ora siamo adulti e laureati. I professori non possono sfotterci. Ci danno del tu perché ci considerano quasi loro pari e non del “lei” per prenderci per il culo come all'epoca: “Venga lei alla lavagna che ha l'aria di non capirci molto”.
Insomma nel sogno seguo la lezione, prendo appunti, mi informo sulle novità dei miei compagni di corso rendendomi conto che da cinque anni non ci scambiamo piu'nemmeno un messaggio.

